sabato, dicembre 15, 2018

MUSICA

In questa sezione proporremo con cadenza mensile l’ascolto e la guida di  brani musicali capaci di parlare il linguaggio dello Spirito. Saranno proposti musiche di vari stili ed epoche, alternando anche  brani musicali e canti stimolati dall’esperienza della meditazione, composti da persone del Movimento dei Ricostruttori.

Rubrica a cura di Luca Cosi 

“In te Domine speravi” “Mille regretz” Josquin Desprez (1440/1521)

“Così la gioia mia versando il seno
lo d’ogni intorno inondo
E fu col mio gioir, gioioso il mondo”
Gesualdo da Venosa   (1566/1613)

Circa venti anni fa avevo un allievo speciale, un ragazzo autistico al quale insegnavo l’arte del suonare uno strumento musicale. In tutte le fasi dell’insegnamento ho sempre cercato di approcciarmi con umiltà ed in maniera olistica al mondo dei suoni, tentando di utilizzare un linguaggio il più semplice e concreto possibile. Mi capitò un giorno,  durante una nostra lezione, di parlare  con lui degli stili musicali che si possono eseguire, illustrando un po’ tutti i generi. Poi pronunciando le parole “musica sacra”   lui incrociò di scatto il suo sguardo con il mio, e con fare docile ma deciso mi chiese: cosa vuol dire sacra?

La sua determinazione a comprendere e la semplicità estrema della sua domanda mi bloccarono, non sapevo come rispondere! La didattica che conosco è nel mondo esperienziale ed  è  imperniata nell’accedere al “saper fare”, alle competenze insomma, non alle nozioni, quindi cosa  potevo rispondere?

Cosa ci fa vibrare a tal punto da poter dire questa è un’esperienza sacra, aggiungerei spirituale?

Un testo? Una melodia? Un’immagine? Un tramonto? Lo scrosciare lieve di un ruscello?  Un cielo stellato? Un sussurro d’amore? Un abbraccio? Perché? E cosa significa sacro?

Cosa risposi al mio allievo resterà un segreto tra me e lui, ma da questa riflessione propongo  la pagina musicale del nostro appuntamento mensile con due chanson a quattro voci del compositore fiammingo Josquin Deprez e “giro” a tutti i lettori la stessa domanda del mio allievo: cosa vuol dire sacro?

Il primo ascolto è una composizione a quattro voci su testo “sacro” In te Domini speravi,  mentre il secondo Mille regretz su testo “profano”. Nei precedenti articoli non ho disquisito tra stili musicali, tra sacro, profano, liturgico o spirituale, ma ho parlato di arte che veicola un messaggio.

Desprez è forse il più importante compositore fiammingo della sua generazione, è stato cantore del duomo di Milano poi  nella cappella degli Sforza, a Roma, nella cappella papale,  a Ferrara dal duca d’Este e a Parigi presso la corte del re Luigi XII dove del XVI secolo si stabilì definitivamente.

 

L’opera di Desprez ha un’importanza fondamentale nell’evoluzione degli stili musicali, la sua grandezza di compositore consiste nella capacità di unire un complesso intreccio polifonico tipico della scuola fiamminga, ad un andamento melodico semplice e cantabile, tipico della tradizione italiana.
Martin Lutero, suo contemporaneo, lo definì signore dei suoni, che sono come egli vuole e fanno quel che egli vuole, mentre altri compositori fanno quel che vogliono i suoni.

Desprez fu autore di moltissima musica sia sacra sia profana, ma fu un grande innovatore soprattutto nelle messe, dove introdusse elementi tratti dalla tradizione profana.
Mille Regretz è una chanson franco-fiamminga di epoca rinascimentale il cui testo fu messo in musica da Deprez che ne fece la versione più importante e celebre già alla sua epoca in tutta Europa.

La sua melodia, semplice ma penetrante, venne usata come base per farne alcuni rifacimenti come la messa a sei voci scritta da Cristóbal de Morales, dove la linea josquiniana è ben riconoscibile all’interno di tutta la composizione.

Quindi nell’arte come nel mondo reale  non c’è più un vero confine tra sacro e profano, forse è tutto sacro!

Luca Cosi, musicista dei Ricostruttori – www.lucacosi.it